Settembre: verso il raccoglimento interiore

Pratica di questo mese. La direzione nella pratica. Vinyasa Krama = a piccoli passi ma nella stessa direzione. Quale è la direzione?

Verso l’interno e la non dispersione.

Asana il corpo + Pranayama il respiro

Corpo e respiro sono in due mezzi che ci riportano al momento presente. Qui ora. Prendo consapevolezza del corpo e mi oriento al respiro nel corpo. L’aria che entra ed esce. Invero la direzione dei sensi. Dall’esterno all’interno. Dalla periferia al centro. Osservo corpo mente respiro. Osservo i pensieri che arrivano, le emozioni che minattraversano. Se mi distraggo torno al respiro nel corpo. Quando la consapevolezza della mente non si distrae più. Pratyahara accade. La consapevolezza non disperde e la mente è concentrata su un oggetto Dharana = concentrazione e solo quel punto si può incontrate il luogo dove la meditazione accade Dhyana. Da qui ha inizio la pratica e l’esperienza dello yoga verso il Samadhi = unione equilibrio interiore. Unino con il senso di sacro che è in noi.

Pratyahara consiste nella rivoluzione dei sensi, cioè nella radicale trasformazione della direzione verso cui si sensi sono rivolti: da un flusso esterno ad uno più interiore. La vista, l’udito, l’olfatto, il tatto durante la pratica di Pratyahara non vengono quindi più rivolti verso il mondo esteriore, verso la manifestazione, ma vengono rivolti verso l’interno, verso quel vasto mondo che è dentro di noi. Vediamo, annusiamo, tocchiamo, udiamo dentro di noi. Attraverso questa pratica si acquisisce una maggior consapevolezza dei propri desideri, delle proprie paure e dei pensieri più profondi portando pace, armonia e controllo. L’energia utilizzata dai sensi per la ricerca del piacere è così ridiretta e utilizzata per calmare la mente. Attraverso la pratica di pratyahara quindi sarà possibile diventare più stabili sia fisicamente che mentalmente ed emotivamente visto che non si è più trascinati in direzioni opposte e distratti dai sensi e dai desideri ad essi collegati.

“Colui che ritrae i suoi sensi dai loro oggetti esterni, come fa una tartaruga che ritrae le sue membra nel guscio, è ben stabilito nella saggezza.” Bhagavadgītā (2-58)

“Quando gli organi mentali di azione e percezione (indriya) cessano di essere coinvolti con i loro corrispondenti oggetti, e si dirigono all’interno del campo mentale da cui scaturiscono, questo è definito pratyahara.” Yoga Sutra 2.54

Pratyahara è il quinto stadio in raja yoga ed è il primo stadio nella pratica del controllo della mente. In effetti, il raja yoga inizia con pratyahara. Yama, niyama, asana e pranayama sono preparatori. Cos’è il pratyahara? La disconnessione tra i sensi e la mente è pratyahara.Il vostro cervello e la mente ricevono influssi costanti attraverso i sensi. Questi influssi portati dai sensi vengono passati al cervello e queste impressioni disturbano la mente, perlomeno durante la meditazione. Nella mente ci sono vari generi di ostacoli. Un genere di disturbi è esterno, il secondo tipo è interno. I disturbi devono essere eliminati prima della pratica di meditazione. Dunque, la pratica di pratyahara è molto importante.Pratyahara può essere intesa come ritiro dei sensi. Può anche significare separazione del mezzo sensoriale e del cervello o pratyahara può indicare anche le pratiche di introversione. È una parola molto difficile da tradurre. Quando i vostri sensi sono connessi con l’oggetto, ciò è detto estroversione. E quando la vostra mente si ritira su qualcosa di interno, questo è detto introversione. Ora, ci sono molte pratiche che possono aiutarvi a perfezionare pratyahara, e molte delle pratiche di yoga che imparate sono pratiche di pratyahara.

Asana del mese KURMASANA la tartaruga

SHANMUKHI MUDRA

La direzione da prendere nella pratica

“Mrtyu disse: Svayambhu aprì le finestre dei sensi verso l’esterno: per questo motivo si vede ciò che è fuori, non ciò che è dentro di noi. Qualche saggio desideroso dell’immortalità, rivolgendo lo sguardo verso il suo interno, vide entro se stesso l’atman.
Gli sciocchi seguono i godimenti esterni e cadono nel laccio teso da Mrtyu, ma i forti, avendo riconosciuto l’immortalità, non cercano quaggiù l’imperituro nelle cose periture.”

Katha Upanisad II 1-2

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