L’urgenza di praticare

Dopo anni di pratica qualcosa accade. L’urgenza di praticare. Si porta la pratica al di là del tappetino. La pratica diventa la vita quotidiana. Quel passaggio della pratica da una fase sperimentale, di esitazioni, fermate e riprese, a una fase in cui essa diventa necessità vitale, fino ad assumere un carattere prioritario.

Questa particolare urgenza cresce gradualmente, appare come lampi durante la giornata, in parte, a nostra insaputa. A volte la percepiamo con molta chiarezza questa vitale impellenza, ma basta poco per farla vibrare e ricordarci che è sempre presente, ben diversa da quell’entusiasmo iniziale che andava e veniva, sempre pronto a cedere il posto allo scoraggiamento o alle vecchie abitudini.

L’urgenza di cui parlo è la crescente attenzione e cura per la pratica individuale quotidiana. La nostra vita che chiede di essere osservata dalla pratica. Comincia così a venir meno l’idea della pratica come momento speciale, sostanzialmente separato dal resto della vita, che per parte sua continua fluire secondo abitudini mentali, valori, convinzioni, reattività emotive e convulsioni varie che sono osservate soltanto se si affacciano durante la meditazione formale. Ma, quando la consapevolezza comincia a risvegliarsi nel fitto delle nostre giornate, ci accorgiamo che lo spazio di osservazione è molto più ampio di quanto credevamo e che, inoltre, la pratica che si risveglia durante le nostre giornate, può divenire lo strumento per eccellenza di ciò che abbiamo solo intravisto durante la pratica sul tappetino.

Insomma trovo che questa urgenza di praticare compare in quel momento in cui accade il passaggio da una pratica episodica fine a se stessa ad una pratica come ricerca per la conoscenza e la consapevolezza di Sé. Le volte che ci svegliamo a questo dono che la pratica ci fa, emerge con forza questa urgenza di fermarci, sederci e praticare nel momento presente. Qualcosa è cambiato: intuiamo l’amabilità e la preziosità profonda della vita, al di là di tutta la gioia e la sofferenza. Accade così che la pratica diventa urgente, e più diventa urgente, più si attenua la nostra inclinazione all’insoddisfazione. Tutto diventa più facile: esserci per gli altri, esserci per noi stessi, esserci per la pratica è lasciare andare l’attaccamento

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