VIVERE la meditazione: arrendersi alla vita

Osservate i movimenti dei pensieri come osservate il movimento del vostro ispirare ed espirare, senza paragoni e giudizi. Quando la struttura del pensiero perde la presa, voi non ci siete più. In precedenza eravate presenti come osservatori, e come seduti di fronte a uno specchio avete osservato i movimenti del corpo, della mente, delle emozioni, ma ora entrate in una dimensione diversa. L’atto dell’osservare termina ed interviene la dimensione del silenzio, non turbata da nessun movimento. Allora siete assorbiti, immersi nello spazio interiore della vacuità. Ora entrate nel vostro proprio essere, siete immersi nella coscienza ove nulla è stato mai condizionato.

OSSERVARE CIÒ CHE È

Il primo passo per accogliere lo stato meditativo è porci nel ruolo di testimoni. Sederci e osservare. Osservare il respiro, i pensieri e le emozioni che ci attraversano e rimanere in ascolto del proprio silenzio interiore. Renderci vulnerabili e accogliere senza giudizio. Non trattenere per poi lasciare andare.

Per conoscere bene la mente, dobbiamo imparare ad osservare. Osservare significa guardare oggettivamente, guardare senza valutare e giudicare. Se siamo coinvolti nel guardare e nel giudicare, se abbiamo un punto di vista selettivo, non possiamo vedere ciò che realmente è. Dobbiamo imparare l’arte dell’osservazione, imparare a non interpretare, non analizzare, a non paragonare, a non giudicare ma a essere consapevoli del movimento della mente nello stesso modo in cui siamo consapevoli di un tramonto.

Abbiamo bisogno dell’umiltà per osservare. L’osservazione ci rende liberi dagli eccessi emotivi e dalle abituali reazioni dell’intelletto. Nella libertà possiamo vedere la la situazione come realmente è, e rispondere con intelligenza, appropriatamente. Se restiamo sempre emotivamente, secondo le abitudini, non saremo mai in contatto con la realtà della situazione e le nostre risposte saranno facilmente distorte dai disturbi legati al passato e dalla paura del futuro. Dobbiamo imparare a vivere nel presente e osservare ciò che realmente è in quel momento. Qualsiasi cosa facciamo durante il giorno, ci offre un opportunità per imparare ad osservare. Quando ci accorgiamo di essere disattenti, ci rinnoviamo nell’attenzione. Quando l’osservazione è mantenuta, possiamo notare cambiamenti significativi nelle nostre vite. diventiamo consci.

Studiare i movimenti della mente, notare il disordine e far nascere l’ordine, imparare ad osservare, sono tutte azioni necessarie per poter gettare le basi della meditazione, preparando l’essere a lasciare le sponde del conosciuto per esplorare l’ignoto. L’autoeducazione è essenziale per entrare nello stato di meditazione con precisione, così da permettere al potenziale divino che è in ogni cuore umano di manifestarsi.

Una volta osservato l’intero panorama della coscienza, così da avere esplorato i più sottili strati, e una volta osservata in prima persona la sua natura limitata e ripetitiva, possiamo avvertire un profondo desiderio di scoprire cosa ci sia oltre il limitato e oltre il conosciuto per immergersi nell’ignoto, nell’inconoscibile, nella dimensione del silenzio.

LA MEDITAZIONE È TRASCENDENZA

Fino a quando la nostra vita sarà incentrata su motivazioni egoiche, su piaceri sensoriali e materiali, ristagneremo in acque inquinate. Meditazione è trascendere la coscienza dell’ego e fondersi nella coscienza universale. Liberandosi dalle motivazioni egoiche, maturiamo elegantemente, maestosamente nell’amore, nella benedizione, in perfetta pace e compassione. Tutte le ferite per acquisire, possedere, per cercare di essere qualcosa che non siamo, spariscono, vengono purificate dall’incontaminata e rilassante energia dell’essere. Nell’unità non potremo mai essere divisione, mai più frammentati, mai più spinti alla violenza verso noi stessi e gli altri. Nella meditazione torniamo a casa, all’assenza del nostro essere e comprendere che la divinità dimora in noi stessi come un seme che attraverso la crescita e la maturità dell’essere rivelerà la sua pura, beata, radiante e compassionevole essenza. Nella meditazione, la divisione illusoria, la falsa separazione stata dalla coscienza egoista tra l’individuo e l’universo viene a cadere. La persona diviene allora manifestazione diretta dell’integrità della vita.

VIVERE E IMPARARE

La pratica di consapevolezza è vivere totalmente attenti e sensibilmente vigili. Il fine della vita è vivere e questo è l’atto più importante di cui siamo capaci. La vita è sacra. La comprensione del vivere, che elimina la confusione, il disordine e l’anarchia del nostro essere, è la cosa più sacra. Questa vita, questo vivere è un grande mistero. Osservare la vita così com’è significa essere in relazione con il cosmo dentro e intorno a noi. La vita è nella relazione e per essere in relazione, dobbiamo essere liberi e muoverci in libertà, armoniosamente. Purtroppo non siamo liberi, le nostre vite sono catene di reazioni basate sul passato. Vivere è un movimento di tutto l’essere. Finché ci sarà sottomissione ai condizionamenti, non potrà esserci il movimento dell’essere totalmente libero. Osservare le nostre reazioni e i nostri condizionamenti. La comprensione fiorisce quando c’è il coraggio di osservare da vicino il contenuto della propria vita, quando c’è umiltà di imparare da ciò che si scopre. Un’azione totale fondendo il mondo interiore con quello esteriore per arrestare il movimento di una mente condizionata dell’identificaziine con ciò che ci accade. Osservare. La mente non può essere fermata in quanto è la sostanza del nostro essere. Non potete fuggiti a né rifiutata. Il rifiuto è una cosa molto superficiale. Potete solamente permettere all’autorità della vostra mente, all’attaccamento della mente, di perdere volontariamente la pressione vostra vita ed entrare in sospensione. È una cosa meravigliosa; la mente è con voi, ma voi non ne siate più legati o ossessionati. La comprensione di “ciò che è”, è di vitale necessità, prima di parlare di “ciò che potrebbe essere”. È la comprensione della realtà che libera e inonda l’essere con la luce della chiarezza. Così, invece di fuggire da “ciò che è” , affrontiamo la realtà così com’è, comprendendola così com’è ed esplorano la possibilità di essere emotivamente liberi muovendoci nella vita con armonia. L’armonia conduce alla gentilezza, e nela gentilezza c’è bellezza.

ARRENDERSI ALLA VITA

Una volta osservato l’intero panorama della coscienza, così da avere esplorato i più sottili strati e una volta osservata in prima persona la sua natura limitata e ripetitiva, possiamo avvertire un profondo desiderio di scoprire cosa ci sia oltre il limitato e oltre il conosciuto. potremo sentire un forte stimolo di abbandonare la soglia del conosciuto per immergersi nell’ignoto, nell’inconoscibile, nella dimensione del silenzio. Reprimere o controllare la mente o il corpo non ha alcun senso ed è un processo destinato immancabilmente a fallire. Prima di avere esplorato a lungo potremmo trovarci irrequieto e forse soli. Siamo talmente abituati a stare nel rumore che stare anche solo per alcuni minuti in silenzio potrebbe risultarci scomodo. Ma se nella nostra ricerca c’è la fede nell’abbandono, non saremoscoraggiati dal disagio, passeremo attraverso il nostro disagio, attraverso la solitudine e l’irrequietezza senza usare la forza o la violenza della repressione. Fate attenzione mentre osservate il silenzio, a stare seduti con la schiena dritta. Quando siete seduti sono domande in un posto tranquillo, potrete Osservare che anche se il corpo è fermo, la mente continua a correre incessantemente con i pensieri, alcuni dei quali ripetitivi o noiosi, ma hanno una forza considerevole. Con l’oggettivita dell’osservazione, osservate i pensieri senza attaccarvici emotivamente, rigettandoli, senza reagire e senza cercare di esprimermi. I pensieri esistono e basta, stanno continuando il loro movimento abituale. che questa energia si esaurisca senza alimentarla con n il giudizio. Se non ne fate un problema i pensieri senza carburante, possono facilmente esaurire la loro spinta e dissolversi. Se inizialmente trovare difficile osservare i pensieri, potreste osservare il respiro. Alla fine anche l’osservatore si dissolverà. Quando la spinta dei pensieri, delle associazioni, sarà esaurita, non ci sarà più nulla da osservare. Allora l’osservatore, l’ultima espressione della coscienza egoica, non servirà più e si risolverà. Così sarete nel regno del silenzio. Notate che, mentre osservavate, non c’era attività, ma solo il processo dell’osservazione. Quando anche il processo dell’osservazione si risolverà, voi sarete oltre la dualità, sarete immersi nell’unità, nella totalità, nel silenzio. Quando siamo vuoti possiamo essere riempiti di energie nuove. È necessaria la semplicità della fede per essere denudati di tutto l’inessenziale e fondersi con ciò che è essenziale.

Quando anche il più sottile strato di coscienza egoica si è dissolto, allora c’è il vero silenzio. Viene a manifestarsi una coscienza presente a se stessa. L’energia che era divisa e frammentata in pensieri ed emozioni conflittuali, nella dualità del rapporto soggetto-oggetto, di osservatore e osservato, di colui che sperimenta e ciò che è sperimentato, ora risiede al proprio posto, nel regno della non dualità. Il silenzio inizia a muoversi.

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