Il filo dello Yoga

Amo lo yoga, pratico da quasi 20 anni e lo insegno. Lo studio e continuo ad essere affascinato da quanto sia capace di arricchire le vite delle persone che lo praticano. Lo yoga spesso mi ha sostenuto e mi ha aiutato mantenere un equilibrio nei momenti difficili. Un bisogno interiore, l’urgenza di trovare pace, di trovare il centro in cui si é semplicemente sé stessi, liberi da ogni stimolo. Raccogliersi nel luogo Sacro del qui, ora.

UNA PRATICA DI CONSAPEVOLEZZA TRA ASCOLTO PRESENZA E QUIETE 💜 dallo YOGA verso la MEDITAZIONE

La pratica che guido è una pratica semplice. Una pratica di raccoglimento attraverso il corpo al ritmo lento del respiro verso la meditazione. Ci orienteremo a spazi di ascolto nella presenza della quiete e nel silenzio del momento presente.

La pratica di consapevolezza è un mezzo di indagine. Uno spazio introspettivo dove incontrarsi in un dialogo interiore per risvegliare la sensibilità nella presenza e nell’osservazione di sé. Una pratica che ci aiuta a rallentare e a prenderci tempo e spazio per noi.

Attraverso un abbandono consapevole daremo nuovi spazi al respiro e ne esploreremo le possibilità. Esploreremo il corpo come il luogo del sentire. Dal movimento all’immobilità, verso la meditazione in una pratica silenziosa e intima tra ascolto presenza e quiete 💜

Si inizia con un rilassamento guidato profondo per poi inoltrarci nel movimento corpo in posture semplici attraverso l’esplorazione del respiro per poi portarci nella posizione seduta per un ascolto meditativo in una pratica silenziosa per poi rimanere semplicemente in ascolto del momento presente.

La pratica inizia con un abbandono cosciente sdraiati a terra per immergersi nel corpo al ritmo lento del respiro in semplici posizioni. Senza sforzo, senza forzare ci si avvia verso l’immobilità della posizione seduta. La pratica ci prepara ad accogliere le stato meditativo attraverso pratiche di asana, pranayama, mudra, mantra. La pratica si conclude con un rilassamento guidato. Momenti di silenzio e di ascolto nell’immobilità del corpo per rallentare al ritmo lento del respiro.  Le posizioni sono semplici per privilegiare l’ascolto e l’abbandono. La pratica ci aiuta a a rimanere in contatto con il momento presente e a conoscere per stare nel nostro sentire. Accogliere. Lasciare andare.

Il cambiamento avviene nel momento presente.

Osservate i movimenti dei pensieri come osservate il movimento del vostro ispirare ed espirare, senza paragoni e giudizi. Quando la struttura del pensiero perde la presa, voi non ci siete più. In precedenza eravate presenti come osservatori, e come seduti di fronte a uno specchio avete osservato i movimenti del corpo, della mente, delle emozioni, ma ora entrate in una dimensione diversa. L’atto dell’osservare termina ed interviene la dimensione del silenzio, non turbata da nessun movimento. Allora siete assorbiti, immersi nello spazio interiore della vacuità. Ora entrate nel vostro proprio essere, siete immersi nella coscienza ove nulla è stato mai condizionato.

OSSERVARE CIÒ CHE È

Il primo passo per accogliere lo stato meditativo è porci nel ruolo di testimoni. Sederci e osservare. Osservare il respiro, i pensieri e le emozioni che ci attraversano e rimanere in ascolto del proprio silenzio interiore. Renderci vulnerabili e accogliere senza giudizio. Non trattenere per poi lasciare andare.

Per conoscere bene la mente, dobbiamo imparare ad osservare. Osservare significa guardare oggettivamente, guardare senza valutare e giudicare. Se siamo coinvolti nel guardare e nel giudicare, se abbiamo un punto di vista selettivo, non possiamo vedere ciò che realmente è. Dobbiamo imparare l’arte dell’osservazione, imparare a non interpretare, non analizzare, a non paragonare, a non giudicare ma a essere consapevoli del movimento della mente nello stesso modo in cui siamo consapevoli di un tramonto.

Abbiamo bisogno dell’umiltà per osservare. L’osservazione ci rende liberi dagli eccessi emotivi e dalle abituali reazioni dell’intelletto. Nella libertà possiamo vedere la la situazione come realmente è, e rispondere con intelligenza, appropriatamente. Se restiamo sempre emotivamente, secondo le abitudini, non saremo mai in contatto con la realtà della situazione e le nostre risposte saranno facilmente distorte dai disturbi legati al passato e dalla paura del futuro. Dobbiamo imparare a vivere nel presente e osservare ciò che realmente è in quel momento. Qualsiasi cosa facciamo durante il giorno, ci offre un opportunità per imparare ad osservare. Quando ci accorgiamo di essere disattenti, ci rinnoviamo nell’attenzione. Quando l’osservazione è mantenuta, possiamo notare cambiamenti significativi nelle nostre vite. diventiamo consci.

Studiare i movimenti della mente, notare il disordine e far nascere l’ordine, imparare ad osservare, sono tutte azioni necessarie per poter gettare le basi della meditazione, preparando l’essere a lasciare le sponde del conosciuto per esplorare l’ignoto. L’autoeducazione è essenziale per entrare nello stato di meditazione con precisione, così da permettere al potenziale divino che è in ogni cuore umano di manifestarsi.

Una volta osservato l’intero panorama della coscienza, così da avere esplorato i più sottili strati, e una volta osservata in prima persona la sua natura limitata e ripetitiva, possiamo avvertire un profondo desiderio di scoprire cosa ci sia oltre il limitato e oltre il conosciuto per immergersi nell’ignoto, nell’inconoscibile, nella dimensione del silenzio.

La pratica ci insegna a stare con i nostri pensieri, stare con le emozioni che ci attraversano, facendo un passo indietro, semplicemente osservando, senza giudizio, tornando al momento presente, rallentare attraverso il corpo al ritmo lento del respiro.

Non faccio abbonamenti chiedo un contributo di 10 euro a lezione.

Dallo yoga verso la meditazione

Attraverso l’ascolto e la consapevolezza, la pratica si rivela un percorso propedeutico alla “meditazione”, quel particolare rapporto di osservazione e di presenza che consente di “sapere” circa il proprio sentimento d’essere.

La parola “Yoga” indica uno stato, uno stato fondamentale della coscienza. Non è un percorso che conduce da un luogo a un altro, e neppure una ricerca di benessere. La pratica di Yoga si fonda sull’Osservazione e sul cambiamento. Possiamo osservare come la nostra coscienza sia modellata dal reiterarsi di convincimenti e abitudini così come da modelli di comportamento; possiamo osservare come la nostra libertà interiore sia informata e delimitata dall’idea che abbiamo di noi stessi. Questo sentimento d’essere, l’identificazione con il nostro particolare schema, non è immutabile: in particolari condizioni di ascolto che si attivano durante la pratica e la meditazione, l’idea di sé si rivela plastica, rinnovabile.

La meditazione è dunque un percorso di osservazione e di apprendimento dedicato al nostro senso d’esistere. Per potersi volgere verso ciò che essenzialmente siamo è fondamentale poter ascoltare e al contempo non avere idee precostituite. La pratica rivela inoltre l’importanza di non essere sempre ingombrati dall’attività che continuamente occupa la nostra mente: essa ostacola sia l’ascolto sia l’osservazione.

L’apprendimento meditativo inizia quando comprendiamo come dimorare in noi stessi.
Quando scopriamo che è possibile rimanere stabili, non perdersi, pur nel variare dei contenuti mentali. Quando riconosciamo che non si tratta di sospendere l’attività della mente, ma ‘solo’ di non esserne sopraffatti.

Nel corso della sua maturazione, l’ascolto meditativo conduce a un’importante scoperta: i pensieri non vengono sedati, semplicemente si raggiunge un nuovo piano di consapevolezza che non necessita più dell’irrequietezza ordinaria. E diviene chiaro che la meditazione è già l’espressione della realtà indivisa e non una via per avvicinarla.

Lo Yoga, un rituale sacro, un dialogo tra sé e sé, una danza leggera, attraverso il corpo, al ritmo del respiro, verso la meditazione, dalla periferia al centro, dove, il testimone osserva, senza giudizio, semplicemente restando, in ascolto del proprio silenzio. Qui, ora 💜

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Il più grande augurio che posso fare ai miei allievi è trovare la determinazione a perseguire il cammino che alimenta il fuoco interiore e accende la forza di volontà di una ricerca profonda, l’ardore, la pazienza e la piena intenzione di raggiungere lo scopo di un risveglio interiore, supportata dal giusto fervore per percorrere il sentiero che conduce alla realizzazione e alla vera libertà per essere semplicemente stessi.

Immergiti nel sentire, non c’è nulla da fare. Solo osservare quello che è già presente. È un caderesi dentro, lasciarsi respirare. Soggetto e oggetto si fondono. La distanza tra chi sente e ciò che è sentito svanisce. Non c’è più una separazione tra il soggetto e l’oggetto. E allora scompare colui che sente, scompare ciò che è sentito. Rimane il sentire, l’ascolto del nostro silenzio interiore.

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Accogliere qualsiasi esperienza senza aggiungere e senza togliere niente, in pieno corpo. Essere corpo. La pratica della meditazione di consapevolezza riallaccia il legame con il corpo, si ricomincia a sentire, a trovare quel sentire nascosto dietro irrequietezza mentale.

Attraverso il respiro. La ripetuta attenzione al respiro, alle sensazioni, alle emozioni e ai pensieri che ci attraversano, riallaccia il legame con il sentimento d’essere. Non aggiungere, ma anche non togliere niente al sentire. Entrare in intimità con il sentire. Stare con la nudità del sentire. In realtà, una sensazione non può che durare al massimo due tre minuti, poi cambia. Le emozioni arrivano ad ondate, hanno pause, intervalli. Quello che può rendere apparentemente continuo un momento di malessere sono le nostre aggiunte, i nostri commenti, le critiche, il giudizio.

Occorre un centro, un luogo a cui tornare, creare un nido al centro del cuore, il respiro, il corpo, le sensazioni, la coscienza ben radicata nell’organismo, un luogo a cui fare costantemente ritorno. Si impara a tornare a sé sempre e ovunque.

La consapevolezza non appartiene al tempo, vive nel fluire, trascorre, tutt’uno con la vita stessa. Come il respiro. Ogni sensazione, ogni emozione, ogni pensiero è per sua stessa natura pura consapevolezza. Niente interrompe la consapevolezza. La meditazione non va usata per parificare tutto, ma per sentire consapevolmente tutto ciò che ci attraversa. Per conoscere la propria realtà esistenziale e stare con ciò che c’è nel momento presente.

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Lo Yoga è un percorso di ricerca e crescita personale, lo scopo non é piegarsi in due o diventare più buoni ma attivare processi di conoscenza e consapevolezza di sé per imparare a stare con le nostre emozioni e non lasciarci condizionare dai pensieri e dal turbinio della mente. Tornare a noi, attraverso il corpo, al ritmo lento del respiro verso la meditazione.

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LO YOGA CHE PRATICO E CHE INSEGNO

Iniziamo le pratiche con un rilassamento guidato iniziale per poi inoltrarci attraverso movimenti semplici al ritmo del respiro verso spazi di ascolto nella quiete verso l’immobilità del corpo e del respiro la mente rallenta e non si disperde 😊

Si pratica ad occhi chiusi, in ascolto di sé, del proprio corpo e del respiro.

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Attraverso le âsana (le posture dello Yoga) si impara a sentire il proprio corpo, a muoverlo con attenzione e a rispettarlo. In un atteggiamento non competitivo o di scontro verso i limiti che ogni corpo può avere. In quest’ottica le asana non sono forme da copiare, tecniche da apprendere ma un’opportunità per sentirsi. Occorre imparare ad essere in grado di sentire e riconoscere ciò che occorre, ciò di cui abbiamo bisogno in ogni momento.

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Attraverso una sequenza di sapienti posizioni si cerca di sciogliere le tensioni, di riportare il corpo al suo ritmo naturalmente lento. Il ritmo più lento induce ad uno stato di rilassamento che calma il respiro. Attraverso la calma del respiro si può rallentare l’attività vorticosa della mente, che tende naturalmente alla dispersione, rendendola capace di attenzione. La pratica termina con un rilassamento e una meditazione guidata attraverso pratiche di ascolto e presenza mentale…

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Le lezioni sono aperte a chiunque sia interessato a comprendere ciò che la pratica dello Yoga e della Meditazione siano nella loro tradizione più profonda. 

“Per quale ragione pratichiamo yoga? Praticheremo per trasformare uno stato di dispersione in uno stato di equilibrio e concentrazione interiore. Lo stato di dispersione nel qual viviamo è all’origine dei nostri problemi, delle nostre difficoltà di vivere. Lo stato di equilibrio e di concentrazione interiore opererà in noi un cambiamento profondo, un capovolgimento totale difficilmente esprimibile con delle parole e delle spiegazioni.”

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Questo è il filo dello yoga 💜